lunedì 5 dicembre 2011

5 DICEMBRE


Sono diventata una donna blu. Una donna del mare direi io, sbattuta come le onde contro gli scogli sicura di raggiungere la riva, di spezzare le difficoltà.
Una donna blu è la donna di Arianne, quella che tu rifiuti, quella malattia che ho e che ti ha fatto comodo finchè ero troppo debole per accettarla e abbiamo creduto che una gravidanza guarisse. Come tutti l'unica tua frase è stata ringrazia che non sei sterile, come se un figlio fosse una medicina.
 I medici mentono, non è mettendo le ovaie a riposo che guarisce, non è usando farmaci che tutto passa, si tampona qualcosa che una volta che inizia ti fiacca piano piano. Cominci a chiederti se il ciclo sarà regolare, se doloroso, se potrai uscire o butterai i vestiti. Leggi quel poco che riesci a trovare, cerchi un medico che spieghi, è come recitare un rosario. Avanti alla prossima stazione: ginecologo, analisi, ecografia, farmaco che tolleri e la domanda - che vuoi fare -
A quella domanda abbiamo risposto insieme, mi opero e si tenta, vediamo che succede.
Non abbiamo pensato alle difficoltà sicuri di essere imbattibili e abbiamo tirato dritti dicendo un passo, un passo solo e andrà meglio alla fine tu pensavi che bastava ripetere, che amare in modo cieco bastasse, che un giorno mi sarei svegliata con le forze di quando mi hai conosciuto, che saremmo stati aiutati a modo tuo.
Io mi sono vista appassire, un corpo che non sempre risponde, le cose che vorrei fare: una banale passeggiata, un vecchio hobby senza responsabilità per un giorno, senza dover rispondere come sto, senza pensare alla bolletta sul tavolo, a un discorso che non mi fa ridere ma educata ascolto.
Non guardavo più nella stessa direzione, non avevo la stessa voglia di impegnarmi e l'uomo di fronte a me stava così distante da farmi sentire sola.
Allora metto tutti i ricordi nell'ultima foto fatta insieme e salvo il bello di noi.

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